Costa Concordia - La storia e il naufragio

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La tragedia della Costa Concordia, grande nave da crociera naufragata la sera del 13 gennaio 2012 a ridosso della costa orientale dell'isola del Giglio, come tanti testimoni hanno riferito e circostanze avvalorato, fu attribuita all'osservanza di quella pratica marittima –meglio sarebbe definirla bravata– conosciuta con il nome di “inchino”, ora vietata per legge. Fare l'inchino con una nave significava passare sottocosta a un'isola o a una determinata località per un suggestivo saluto da bordo alla gente del posto con sfavillio di luci e suono prolungato di sirene. Talvolta questi passaggi ravvicinati erano autorizzati dalla compagnia di navigazione armatrice della nave a scopo pubblicitario, altre volte erano fatti per iniziativa del comandante della nave stessa; comunque, essi costituivano una consuetudine abbastanza diffusa.
Innegabilmente la tradizione dell'inchino comportava dei rischi, evitabili se fossero state rispettate le norme di navigazione e non si fosse messa in gioco la sicurezza; ma nel caso della Costa Concordia qualcosa non andò per il verso giusto, tanto che la nave naufragò in vicinanza di una scogliera, con il terribile bilancio di trenta vittime e due dispersi e della perdita della nave. Se questa fosse affondata circa 100 metri più al largo, si sarebbe verificata una strage di ben maggiori dimensioni. Secondo alcuni protagonisti del sinistro, i passeggeri della Costa Concordia rivissero a distanza di un secolo la tragedia del Titanic, il grande transatlantico che nel suo primo viaggio –anno 1912– affondò nell'Oceano Atlantico per aver urtato un iceberg, questa volta con il terrore vissuto dal vero e non in una sala cinematografica.
In queste pagine, dopo essersi soffermati sull'origine e sull'attività di Costa Crociere, compagnia di navigazione genovese armatrice della Costa Concordia, e dopo aver illustrato le caratteristiche di questa nave, ripercorriamo in ordine cronologico le fasi salienti delle tragiche vicende che furono conseguenza dello sciagurato inchino della sera del 13 gennaio 2012 di fronte a Giglio Porto: il naufragio, il disordinato salvataggio dei passeggeri, la corsa contro il tempo per scongiurare un incalcolabile danno ambientale all'isola del Giglio e al delicato ecosistema dell'Arcipelago Toscano e al santuario dei cetacei, i progetti per la rimozione del relitto dal Giglio e fatti successivi fino alla demolizione del relitto della nave.
Ci auguriamo che questo lavoro, di non grandi pretese, serva a ritornare in maniera alquanto sintetica, ma ordinata e con terminologia appropriata a un argomento di mare, su vicende delle quali i media hanno abbondantemente riferito, talvolta –diciamolo pure– con improprietà di linguaggio tecnico; tanto da confondere la stazza di una nave con il suo dislocamento, espressioni tra di loro di ben diverso significato.
Come si comprende, in questo testo vengono ripercorse le fasi salienti del tragico sinistro preferendo evidenziare aspetti tecnici delle operazioni di recupero del relitto che ne seguirono, argomenti che i media e autori di libri già pubblicati hanno tenuto in secondo piano, avendo scelto di intrattenersi principalmente su aspetti emotivi, di sofferenza e giudiziari dell'intera vicenda.

Autore: Adriano Betti Carboncini
Pagine: 204
Illustrato con 400 fotografie
Anno: 2017


 


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  • Modello: Libro
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  • Prodotto da: La Bancarella Editrice


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